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Il FMI contro la Grecia – La minoranza ricca contro la moltitudine povera del Mondo.

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI), dopo la crisi (ispirata, in particolare da Stati Uniti ed Unione Euroepa e giunta al culmine nel 2013, dopo due ristrutturazioni del debito nel 2005 e nel 2010) con l’Argentina (che veniva accusata di protezionismo, di statalismo e di gestione non trasparente dei dati anche se stava ottenendo risultati positivi nella difesa dell’occupazione e del tenore di vita dei ceti più poveri), mostra nuovamente il suo vero, cupo volto.

La volontà di affermare il proprio potere mortificando, attraverso le potenti leve del credito di cui dispone, l’indipendenza degli Stati e la democrazia che vige in essi, appare in questi giorni inequivocabile.

Lo scopo che sembra prefiggersi, infatti, non è quello dichiarato di recuperare i prestiti “concessi” (imposti?) e di gestire al meglio le risorse di cui dispone per garantire stabilità, bensì quello di esercitare immediate e dirette influenze per sovvertire le determinazioni e gli indirizzi politici assunti dalle Popolazioni attraverso libere elezioni.

 

Il vero obiettivo che sta perseguendo è, probabilmente, quello di provocare, in Grecia, la caduta del Governo Tsipras. La grave colpa degli Ellenici consiste nell’aver contestato la correttezza delle analisi e le misure, altamente recessive, che la cd. “Troika” (di cui FMI è la colonna portante) intende imporre per la rinegoziazione degli “aiuti” concessi ai precedenti Governi (i cui esponenti, responsabili del dissesto per aver “truccato” i conti per entrare nell’Euro, confidano proprio nel FMI per eliminare l’avversario politico). In sostanza, è in gioco l’autorità dell’effettivo governo mondiale e la tenuta del sistema che intorno ad esso ruota.

L’azione del Fondo Monetario Internazionale, pienamente fallita considerando la crisi economica che ha colpito in questi anni l’economia mondiale, è teoricamente finalizzata a scongiurare il ripetersi di gravi crisi economiche quali quella degli anni ’30. Le sue principali funzioni sono quelle di sorveglianza e di assistenza finanziaria. Per quanto riguarda, in particolare, l’assistenza finanziaria la funzione che esso dovrebbe svolgere è mirata ad attenuare gli squilibri nelle posizioni esterne dei Paesi membri. I prestiti del FMI sono intesi a soddisfare pienamente i fabbisogni finanziari dei Paesi membri bensì a catalizzare altre fonti di finanziamento pubbliche e private (da qui la composizione della Troika: Commissione Europea, Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale che rappresentano l’insieme dei creditori della Grecia). L’erogazione di un prestito è subordinata agli “arrangements” approvati dal Consiglio Esecutivo, che contengono un programma economico formulato dal Paese destinatario (degli “aiuti”), con la “consulenza” del FMI. L’impegno, esplicitato in una “Lettera di intenti” eventualmente corredata da un “Memorandum di politiche economiche e finanziarie”, è parte integrante del prestito. I prestiti erogati dal FMI sono condizionati al fatto che il Paese dimostri, con un programma, la propria capacità di rimediare, in maniera duratura, ai problemi strutturali che hanno determinato lo squilibrio. I contenuti del programma si concretizzano in obiettivi (performance) ed il loro raggiungimento è agevolato dal fatto che i prestiti del Fondo non sono erogati in una soluzione unica, ma in tranches di norma trimestrali.

In tale quadro, è del tutto evidente che qualora non vengano presi in considerazione i saldi che lo Stato si impegna a garantire ma si entri nel merito di ogni singola misura “proponendo” (imponendo) alternative (di medesimo effetto), si realizza un’ingerenza ed una sostanziale surroga nei poteri dei singoli governi. Non è più lo Stato a decidere la propria politica economica (e, in particolare, le misure da adottare per restituire quanto dovuto ai creditori) ma sono gli Organismi rappresentativi dei creditori (ed in particolare il FMI) a sostituirsi ad esso in tale azione.

Il potere, a livello globale, non si afferma più attraverso le guerre (o, almeno, non più solo attraverso di esse, perché in alcuni Paesi magari ricchi di risorse ma estranei a tale “organizzazione”, le guerre, soprattutto provocate, restano lo strumento privilegiato) bensì attraverso la disponibilità e l’utilizzo di ingenti (e prevalenti sui singoli Stati) risorse finanziarie. I soggetti che realmente gestiscono tale strumento (e non sono gli Stati ma le classi dominanti in essi) sono in grado di imporre, ai diversi Paesi, i modelli sociali e le politiche che ritengono più convenienti ai propri interessi.

In tali considerazioni, è possibile trovare una risposta all’evidente disparità di “trattamento” riservata (nell’esame delle misure proposte) attualmente alla Grecia rispetto a quanto fatto, in precedenza, con Spagna e Portogallo. Innegabile appare l’intenzione punitiva nei confronti dell’attuale Governo greco che ha avuto l’ardire di contestare le “ricette” economiche “suggerite” dal FMI e di affermare che avrebbero condotto ad un disastro (non più solo macelleria) sociale dal quale il Paese Ellenico non si sarebbe più ripreso.

Peraltro, nel periodo in cui la Grecia ha “eseguito” fedelmente il piano proposto dalla Troika, l’effetto riscontrato è consistito in un notevole aggravamento dell’economia interna (circostanza riconosciuta dalla stesso FMI) che ha reso impossibile pagare i debiti contratti. In un rapporto redatto da alcuni ricercatori di Cambridge, Oxford e Londra, pubblicato su “The Lancet”, peraltro, i tagli imposti alla Grecia dai potenti del mondo sono stati ritenuti responsabili di un incremento della mortalità infantile del 43%.

Papa Karol Wojtyla, nell’enciclica “Centesimus Annus” (maggio 1991), bocciato il socialismo reale come soluzione idonea a superare i problemi sociali, ha affermato che è pericoloso affidare al libero mercato la soluzione di problemi tanto vasti e che l’economia deve essere sempre al servizio dell’uomo e non viceversa. Se con “capitalismo” – ha aggiunto – si intende un sistema in cui la libertà nel settore dell’economia non sia inquadrata in un solido contesto giuridico che la mette al servizio della liberta umana integrale e la consideri come una particolare dimensione di questa libertà in cui centro è etico e religioso, esso è decisamente negativo.

Il successore Papa Bergoglio, esortati i cristiani, nell’”Evangelii Gaudium” a non cedere all’economia dell’esclusione e dell’iniquità perché questa “uccide”, nel “Compendio Dottrina Sociale della Chiesa” scrive Il bene comune esige di essere servito pienamente, non secondo visioni riduttive subordinate ai vantaggi di parte che se ne possono ricavare, ma in base a una logica che tende alla più larga assunzione di responsabilità. Il bene comune è conseguente alle più elevate inclinazioni dell'uomo, ma è un bene arduo da raggiungere, perché richiede la capacità e la ricerca costante del bene altrui come se fosse proprio.” (Omissis)

“Il principio della destinazione universale dei beni invita a coltivare una visione dell'economia ispirata a valori morali che permettano di non perdere mai di vista né l'origine, né la finalità di tali beni, in modo da realizzare un mondo equo e solidale, in cui la formazione della ricchezza possa assumere una funzione positiva.” (Omissis) e sul debito estero, in particolare,Il diritto allo sviluppo deve essere tenuto presente nelle questioni legate alla crisi debitoria di molti Paesi poveri. Tale crisi ha alla sua origine cause complesse e di vario genere, sia di carattere internazionale — fluttuazione dei cambi, speculazioni finanziarie, neocolonialismo economico —, sia all'interno dei singoli Paesi indebitati — corruzione, cattiva gestione del denaro pubblico, distorta utilizzazione dei prestiti ricevuti. Le sofferenze maggiori, riconducibili a questioni strutturali ma anche a comportamenti personali, colpiscono le popolazioni dei Paesi indebitati e poveri, le quali non hanno alcuna responsabilità. La comunità internazionale non può trascurare una simile situazione: pur riaffermando il principio che il debito contratto va onorato, bisogna trovare le vie per non compromettere il « fondamentale diritto dei popoli alla sussistenza ed al progresso ».

Purtroppo le popolazioni che “non hanno alcuna responsabilità” pagano, in via esclusiva, il prezzo enorme dello sciacallaggio e della corruzione ed incontrano soverchie difficoltà, anche in un Mondo in cui l’informazione è globalizzata, ad organizzarsi a livello planetario e ad imporre politiche internazionali oneste e solidali. Anche i leader delle maggiori Potenze (Barak Obama o Angela Merkel in ambito europeo), ammesso che lo vogliano davvero, sono deboli nei confronti dello strapotere che hanno assunto alcuni Organismi internazionali e, soprattutto, nei confronti degli interessi delle lobbies che questi ultimi esprimono.

Tuttavia, sopportando enormi sacrifici, alcuni Paesi sono riusciti ad affrancarsi dalla tirannia internazionale. A tale proposito, si possono ricordare le parole pronunciate, a Plaza de Mayo di Buenos Aires, dal Presidente dell’Argentina Nestor Kichener non appena il Paese è riuscito a ripagare il debito al FMI ed a liberarsi dalla sua morsa: «Eravamo tormentati da coloro che dicono che bisogna pagare prima le banche e poi la popolazione. Abbiamo dimostrato fermezza e siamo riusciti a costringere coloro che avevano saccheggiato il paese a cedere”…. “Avevamo il 60% della popolazione nella povertà, il 26% nella disoccupazione e quasi il 30% nell’indigenza. L’Argentina sembrava crollare, ma con la forza di gente onesta e per bene di questo paese abbiamo iniziato la ricostruzione. Il Paese era perseguitato dai debiti, da settori privilegiati decisi a non cedere un millimetro, da coloro secondo cui le banche vengono prima della popolazione.”….. «Con il vostro sostegno abbiamo potuto costruire un’Argentina diversa. Abbiamo ottenuto una storica cancellazione di 100 miliardi di dollari di  debito privato. Per la prima volta nella storia noi argentini abbiamo potuto vincere la battaglia e costringere chi saccheggiava il paese a cedere, e abbiamo risparmiato 70 miliardi di dollari»…….”Da questa Plaza de Mayo io dico formalmente ‘ciao’ al Fondo Monetario Internazionale. L’Argentina ha pagato il suo debito. Non dipende più dal FMI»……”Gli sforzi quotidiani contro questi interessi sono impegnativi. Essi possono cedere un momento ma cercano sempre di riprendere l’iniziativa. Per questo chiedo al popolo argentino di aiutarmi. Unitevi a me nel combattere questa battaglia di cui l’Argentina ha bisogno. Se le cose vanno bene per l’Argentina andranno bene anche per i lavoratori, per i ceti medi, per gli imprenditori del paese, per chiunque è parte della Patria»……“noi issiamo la bandiera dell’America Latina”.

L’Italia, al di fuori di altre considerazioni, credo che non debba mai smettere di essere grata al Governatore della BCE Mario Draghi e all’ex Primo Ministro Mario Monti per l’abnegazione (il primo in momenti particolarmente delicati è stato “minacciato”, dal FMI, di esclusione dalla composizione della Troika ed il secondo, con l’intero suo Governo, ha agito senza percepire alcun emolumento per l’incarico) e la capacità dimostrate (anche, probabilmente, per una buona conoscenza di certi ambienti) nello scongiurare, nella situazione particolarmente difficile nella quale era stata precipitata dai governi Berlusconi (Forza Italia-Lega), i paventati interventi della Troika anche in Italia.

Al momento, una Presidenza del Consiglio come, ad esempio, quella di Romano Prodi ci avrebbe probabilmente garantito una maggiore tranquillità rispetto a quella timida ed ubbidiente dello scout Matteo Renzi, sicuramente utile per garantire l’attraversamento della strada alle “vecchiette” (o per realizzare l’integrale programma della Confindustria in ambito nazionale) piuttosto che non per far valere gli interessi e l’indipendenza nazionali in un contesto come quello delineato.

Certo, è necessario chiedersi cosa potrebbe succedere in Italia (ed all’Italia), qualora il popolo, stanco di corruzione, dilettantismo ed immotivata presunzione, dovesse decidere, con uno scatto d’orgoglio, di affidare la guida del Governo a soggetti diversi rispetto a quelli che hanno guidato il Paese negli ultimi decenni.

Considerata, comunque, l’impossibilità di riformare in senso positivo il Leviatano che si è costruito negli anni, sarà necessario pensare, nell’immediato, a come ciascuno di noi possa contribuire ad aiutare concretamente la popolazione greca ad uscire dal girone infernale nel quale è entrata ed a predisporre strumenti idonei ad evitare che altri cadano nella medesima trappola o affinché ne escano senza subire inguaribili ferite.

Il reale conflitto, infatti, non è tra il FMI e la Grecia ma fra i pochi ricchi del Mondo e la grande moltitudine dei poveri o dei quasi poveri e ciascuno di noi è collocato naturalmente, per condizione e non per scelta ideologica, in uno dei due schieramenti.

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