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Il 25 marzo 1957 veniva sottoscritto, da Francia, Germania, Italia, Belgio, Lussemburgo ed Olanda, il Trattato di Roma con il quale veniva istituita una Comunità Economica Europea (e nello stesso giorno con altro Trattato l’Euratom).

Con tale Trattato (e con gli altri di quegli anni) gli Stati membri rinunciarono a parte della loro sovranità a favore di una comune entità sovranazionale.

 

Oggetto del Trattato erano mercato comune, unione doganale e politiche comuni.

Successivamente, con il Trattato di Maastricht (1992) fu creata l’Unione Europea basata su tre pilastri: Le Comunità europee, la Politica estera e di sicurezza comune (PESC) e la cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale.

Con il Trattato di Amsterdam (1997), siglato prima che l’Unione raggiungesse il numero di 20 membri, fu rafforzata l’Unione politica soprattutto attraverso l’introduzione di misure in materia di libertà, sicurezza e giustizia e fu integrato l’Accordo di Schengen.

Il Trattato di Lisbona (2007), intervenuto dopo la bocciatura nei referendum svoltisi in Francia ed Olanda della “Costituzione Europea” (2005), conosciuto anche come Trattato della Riforma (dell’Unione Europea) e sottoscritto da 27 Stati, superati i “pilastri” previsti nel Trattato di Maastricht, provvede al riparto di competenze tra Unione e Stati membri e rafforza il principio democratico e la tutela dei diritti fondamentali, anche attraverso l'attribuzione alla Carta di Nizza (2000) che garantisce a tutti i cittadini dell’Unione un gruppo di diritti e di libertà di eccezionale rilevanza, lo stesso valore giuridico dei Trattati.

Dal brevissimo e sintetico excursus è possibile rilevare come ai cittadini dell’Unione Europea sia sempre stata presentata (dai Governi), non senza, tuttavia, palesi contraddizioni, un’immagine (illusione?) di un Europa preoccupata di aumentare i diritti ed il benessere dei propri cittadini e di Governi nazionali capaci di rinunciare (sebbene con più di qualche ritrosia) a parti sempre più consistenti della propria sovranità a favore di un Soggetto sovranazionale comune incaricato di dettare e sviluppare una politica comune (tentativo finora in realtà fallito), capace di superare gli egoismi nazionali nonché di migliorare le prospettive di vita della popolazione.

In nessun caso è stata presentata l’ipotesi di essere annessi ad una diarchia (Germania ed in misura molto minore Francia coinvolta, quest’ultima, in incontri bilaterali al solo scopo di dimostrare che non esiste una dittatura tedesca) neo-colonialista.

In realtà, la condotta semi-isterica, soprattutto della Germania di fronte alla vicenda greca e la sudditanza scialba di molti Stati (in parte anche della Francia) di fronte all’egemonia tedesca, dimostrano il volto realistico cui è giunto il cammino di integrazione europea.

Ai cittadini europei, però, non è stato chiesto se volessero questo modello, finora abbastanza celato, di Europa o se preferissero quello vagheggiato nei Trattati di Maastricht ed Amsterdam e fondato, oltre che sull’unione economica e monetaria, anche sull’uguaglianza sociale e fra i sessi, le politiche dell’occupazione, la formazione, il principio di sussidiarietà ed una cooperazione rafforzata.

Non sarebbe forse giusto ed opportuno promuovere fra i cittadini europei un “referendum” (una consultazione) per capire su quali modelli desiderano si fondi la politica europea e se intendano conferire i poteri guida ad un solo (o due) Paese o preferiscano che siano effettivamente Istituzioni comuni ed indipendenti a governare?

Il Governo greco ha avuto il coraggio di interrogare i propri cittadini e di mettersi in gioco, perché l’Europa teme di fare altrettanto? La Sovranità Europea appartiene alla Popolazione o alle istituzioni finanziarie internazionali che, da sempre, sembrano dettare l’agenda politica e le modalità della sua realizzazione?

Quanto costerebbe alla Popolazione europea, nell’attuale crisi, aiutare effettivamente quella greca e quanto le costerà garantire la miope ed arrogante egemonia tedesca?

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